Viscere
VISCERE
Non importa ciò che è stato detto.
Conta ciò che resta quando ogni menzogna è caduta.
Togliamo la pelle: ingombra, traditrice.
La superficie intralcia, illude.
Vogliamo vedere ciò che abbiamo nascosto: come si tiene insieme ciò che non dovrebbe stare in piedi.
Ciò che è inadatto, oscuro.
Ciò che abbiamo temuto di vedere.
Qui non c’è morale.
C’è solo contatto con un luogo primordiale, caldo, umido, vivido.
Un dentro che ignora di essere dentro: membrane, nodi, residui, accumuli, concrezioni,
miasmi che salgono da ciò che fermenta e non si lascia espiare.
Sigillato nel fondo del diaframma:
verità che non vogliono nome,
colpe che non si dissolvono,
ciò che non abbiamo distrutto,
solo confinato in silenzio.
Una presenza che insiste, che pulsa, che chiede.
Non chiediamo allo spettatore di capire.
Chiediamo di restare.
Anche quando trema,
anche quando vorrebbe arretrare.
Senza voltarsi.
Senza alleggerire.
Senza scampo.
Perché non guardiamo le Viscere.
Ci riconosciamo in esse.
Siamo ciò che fermenta nel buio,
non ciò che mostriamo alla luce.
